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Dove sei, Ulalume, dove sei?

Author: Alfonso Sastre
Translated by: Federica Frasca
Language: Italian
ISBN: 84-95683-43-1
Price: 2,00 €
File size: (UlalumeIT.pdf) 599 Kb.
Available in: Spanish English

(5 personaggi femminili e 17 maschili. Si può rappresentare con 1 donna e 3 uomini).
Dove sei, Ulalume, dove sei? è un’opera colma di umanità e di umana comprensione che ricostruisce gli ultimi giorni della vita del grande poeta americano Edgar Allan Poe e il momento della sua morte, avvenuta a Baltimora.
Un porto nei pressi di Richmond, in Virginia, segna l’inizio del viaggio del poeta, nato all’insegna della speranza e dell’illusione di poter ricominciare una nuova vita per riscattare un’esistenza trascorsa tra stenti e sofferenze. Ma il destino che lo attende non tarda a manifestarsi ed egli, ormai stretto nella morsa dell’alcol, a dispetto dei suoi sforzi disperati, non giungerà mai a destinazione, ma inizierà una lenta e inesorabile discesa verso gli abissi della morte.
Avvalendosi delle poche risorse documentali a disposizione e della fantasia, Alfonso Sastre colma un vuoto storico ed emotivo immaginando gli ultimi istanti della vita del «principe del mistero» americano, prigioniero del suo isolamento e del suo genio, e firma, grazie a uno stile profondamente poetico e a un’alternanza di ritmi della dizione sapientemente calibrati, un commovente omaggio agli uomini grandi e al loro tragico destino.
Excerpt

Dove sei, Ulalume, dove sei?

 (Siamo di nuovo all’interno della taverna gestita dal marinaio con la barba rossa, il quale continua imperterrito a tracannare gin. Eddy entra, agitato, e si rivolge a lui come per chiedergli aiuto.)

 

EDDY  È lei! Stavo fuggendo quando, all’improvviso, vedendo il bel sepolcro di Ulalume, ho esclamato:

«Fu certamente d’ottobre,

in questa stessa notte d’un anno passato

che io venni, che io venni qui,

che fin qui portai un peso inquietante,

in questa notte, fra tutte le notti dell’anno.

Ben riconosco ora il tetro lago di Auber,

questa nebbiosa media regione di Weir.

Ben riconosco ora quest’ umido stagno di Auber,

queste boschi di Weir infestati di demoni».

BARBAROSSA  E lei da dove viene? Qualcuno la insegue?

EDDY  Sì.

BARBAROSSA  Si fermi a bere con me, come quella notte di un anno fa.

EDDY  È già un anno che sono a Baltimora?

BARBAROSSA  Non lo so e non so nulla del tempo che passa. (Gli offre un bicchiere che Eddy accetta. Devono.) «Fu certamente d’ottobre, in questa stessa notte d’un anno passato». È lei che l’ha detto.

EDDY  Sono malato e delle strane larve m’inseguono. In un giardino fantastico sono riuscito a decapitare il serpente ma, così facendo, ho liberato un mondo di larve che è fuoriuscito insieme al suo sangue.

BARBAROSSA  E adesso?

EDDY  Come sono entrato qui, sono svanite di colpo.

BARBAROSSA  Riposi, dunque, un momento. Beva tranquillo.

EDDY  (Con pallido entusiasmo.) Navighiamo, signore, nel mare del gin!

BARBAROSSA  (Come rimembrando un tempo passato.) «In questa notte fosca e confortante, sotto questi lumi cinerei».

EDDY  (Lo stesso.) «Un bicchiere di gin conta appena».

BARBAROSSA  (Lo stesso.) «Anche navigando nel mare del gin si può giungere a destinazione». (Bevono.) Come procede, dunque, la navigazione?

EDDY  Il mare è oltremodo scuro e paludoso. Sul fondo giacciono, sommersi per sempre oramai, i vecchi e preziosi salotti della Casa Usher, e Berenice mi mostra la sua mascella triste e sdentata.

BARBAROSSA  Suona molto bene. Ma non so cosa significhi.

EDDY  Sto annegando, annegando nelle profondità del maëlström.

BARBAROSSA  Non si lasci andare così, mio buon amico. Non sa nuotare?

EDDY  (Angosciato.) Ascolti, ascolti. Mi sta succedendo qualcosa. Ho appena avuto un lampo improvviso. Sono a Baltimora. Ho un amico, qui. Se mi accadesse qualcosa, lo chiami. Ha capito? Sto morendo. Mi chiamo Edgar Allan Poe. Chiami il mio amico, il dottor Snodgrass, all’Ospedale di San Lucas. E cerco di ma ora non più il serpente le larve fonderò una grande rivista letteraria, l’America è infernale ma io non so Soltanto Ma no L’oscurità è aumentata tangibilmente. L’unica cosa che in parte l’attenua è lo splendore dell’acqua riflessa sul bianco velo che si stende dinanzi a noi… Giganteschi uccelli di un bianco spettrale volano senza sosta, sbucando da dietro quel velo, e nel loro sfuggire da noi gridano l’eterno «Tekeli‑li»… Nu‑Nu è appena morto sul fondo della canoa… e noi precipitiamo verso la grande cascata, dove si apre un abisso pronto a riceverci. Ma, all’improvviso, ecco elevarsi dinanzi a noi, avvolta in un bianco sudario, una figura umana assai grande… più di qualunque altra creatura terrena… E la pelle di questa gran figura mostra il perfetto candore della neve… (Eddy cade bocconi sul tavolo. Appare, allora, la Cameriera solitaria.)

CAMERIERA  È il cliente?

BARBAROSSA  Sì. È venuto due volte.

CAMERIERA  Ed è morto?

BARBAROSSA  Ma no, ragazza. Su, porta questo biglietto al Washington Hospital. Prendi la bicicletta.

CAMERIERA  Cosa c’è scritto qui? Dottor Snodgrass?

BARBAROSSA  Più o meno. (Mentre la ragazza esce, si fa buio.)

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